Miti e leggende del Salento

Miti e leggende del Salento

Miti e leggende del Salento

Il Salento è una terra di tradizioni e nella memoria popolare ci sono tantissime storie legate ai luoghi e ai personaggi più conosciuti del paese. Sino a qualche decennio fa era sconosciuto e gli unici turisti erano gli emigrati e i loro figli che vi tornavano per le vacanze, oggi invece è una meta gettonata per famiglie, gruppi di giovani e stranieri attratti dalle immagini da cartolina con il mare cristallino che fa invidia a quello dei Caraibi. Lontano dagli ombrelloni ci sono luoghi nascosti che meritano di essere menzionati proprio perché considerati leggendari come Monteruga, il paese fantasma. Il borgo si trova sulla strada che unisce il comune di San Pancrazio Salentino a Torre Lapillo, una frazione di Veglie che è segnalata dalle indicazioni stradali ma dagli anni '80 non vi vive più nessuno. Un tempo apparteneva alla SEBI (Società elettrica per bonifiche e irrigazioni) e ancora prima, in epoca fascista, era un borgo molto attivo, la vita scorreva tranquilla e gli abitanti si dedicavano all'attività vitivinicola, alla manifattura di tabacchi e al frantoio. Un cancello arrugginito è l'unica protezione di Monteruga e varcandolo si entra in una piazza in cui capeggia il frontale della chiesa le cui mura sono state divorate dal tempo. Un altro luogo leggendario è l'eremo di Vincent a Guagnano, l'artista è conosciuto anche come Libellula del Sud. La costruzione realizzata con materiale di recupero è un luogo di catarsi collettiva ma anche in luogo dove sono bandite tutte le formalità: piastrelle, mosaici, busti di personaggi storici, peluches e tanti ninnoli. Passeggiare nell'eremo è un'esperienza unica e suggestiva, sconsigliata a chi soffre di claustrofobia.

Leggende del Salento

È difficile immaginare che luoghi così belli possano nascondere dei segreti, il Salento come molti paesi del Sud Italia ha molte leggende. Per esempio sapevate che gli scogli di Santa Maria di Leuca sono dannati? La storia prende vita dal mito di Medea, figlia di Eete, il re della Colchide che aveva poteri quasi divini ed era una donna molto avvenente. Dopo che Medea ha incontrato il futuro sposo Giasone, questi giunge in Colchide con gli Argonauti per cercare il Vello D'Oro, una pelle magica che sana che tutte le ferite e per aiutare l'amato, la dea usa le sue arti magiche. Un amore intenso e tragico quello di Medea e Giasone interrotto dall'intromissione del re della città di Corinto. Il sovrano decide di dare Glauce in sposa a Giasone prospettandogli la successione al trono, lui accetta e lascia Medea nella disperazione. La dea inizia a covare rancore e vendetta e fugge su una nave con i figli per non lasciare alcuna discendenza al marito. Arrivata a Punta Risola, Medea uccide i figli e getta i resti in mare che, a contatto con l'acqua si trasformano in scogli. I pescatori hanno raccontato che nelle notti di forte vento si sentono urla e gemiti strazianti e vedono ombre misteriose che si agitano.

 

Girovagando per il Salento potete imbattervi nelle specchie delle costruzioni a secco realizzato con pietre calcaree. Variano per forma e dimensione, non si conosce con esattezza il periodo della realizzazione ma si pensa comunque che fossero utili per l'avvistamento dei nemici. Alcuni ritrovamenti invece fanno pensate che fossero sfruttate come tombe. Tra le specchie in Salento ce n'è una sulla strada che porta da Caprarica a Martano chiamata la Specchia dei Mori. Secondo alcuni vecchi racconti sotto il cumulo di pietre c'è un tesoro di oro zecchino (una gallina e dodici pulcini) ma nessuno ha mai provato a raggiungerlo perché si dice che sia custodito da Satana. Inoltre una leggenda narra che il Salento fosse abitato da giganti che avevano costruito una specchia altissima per raggiungere il cielo. Gli dei percepirono il gesto come una sfida e fecero crollare tutto seppellendo i giganti, di cui ancora oggi tendendo l'orecchio si possono sentire le urla e i gemiti.

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